Quello di Brescia e Bergamo, al via lunedì 15 e martedì 16 con una doppia inaugurazione nelle due città, è un “vero” festival pianistico internazionale (www.festivalpianistico.it, direttore artistico Pier Carlo Orizio). Non solo allinea, anche quest’anno, nell’ambito di una cinquantina di appuntamenti fino al 10 giugno, quasi esattamente suddivisi tra le due “piazze”, stelle della tastiera come Grigory Sokolov, Emanuel Ax e Arcadi Volodos,
orchestre come la Budapest Festival diretta da Ivan Fischer, la Royal Philharmonic e, ancora, la Filarmonica di Zagabria, la Basel Symphony o la Belgian National. Ma apre “squarci” interdisciplinari chiamando Stefano Bollani ad eseguire il suo Concerto Azzurro per pianoforte e orchestra, Roby Lakatos e il suo violino tzigano ; altri solisti celebri come il violoncellista Misha Maisky ; enfant prodige del pianoforte come l’undicenne Alexandra Dovgan e il sedicenne Ivan Bessonov, virgulti russi al loro primo recital italiano ; giovani rivelazioni di recenti concorsi come il sino-americano George Li o il coreano Sunwook Kim ; una ampia scelta di pianisti fra i più interessanti messisi in luce negli ultimi anni, come gli italiani Gloria Campaner, Alessandro Taverna, Giuseppe Albanese, lo svizzero Francesco Piemontesi, il già consolidato nome di Benedetto Lupo.
E non è ancora tutto. La parte più notevole, forse, quella cioè che più caratterizza a fondo il concetto stesso di “festival”, è quella che comprende le proiezioni di documentari e le conferenze di Piero Rattalino, e concerti non solo negli splendidi teatri delle due città lombarde, il “Grande” di Brescia e il “Sociale” di Bergamo alta (una deliziosa bomboniera da 500 posti progettata da Pollack), ma anche nei cineteatri della provincia, nei chiostri, nelle chiese, senza dimenticarsi le esibizioni dei più promettenti allievi dei conservatori delle due città, il “Donizetti” e il “Luca Marenzio”, quest’ultimo, forse, l’aspetto più irresistibilmente “vitale” dell’intera manifestazione.
L’inaugurazione, come si diceva all’inizio, lunedì 15 e martedì 16 aprile : in programma, l’Ein deutsches Requiem di Brahms, direttore Marek Janowski. Una sorta di manifesto del festival, dal momento che il filo conduttore scelto per questa edizione da Orizio è “Musica velata : Schumann e Brahms”. Il riferimento è ad un episodio che cambiò la storia della musica : alla fine di settembre del 1853, il ventenne Brahms andò a Düsseldorf a far visita alla casa di Robert Schumann e di sua moglie Clara Wieck : eseguì, fra l’altro, il primo movimento della sua Sonata per pianoforte in do maggiore, suscitando nei suoi ospiti un’impressione enorme e facendo scoccare la scintilla di un rapporto intimo, profondo, e non solo sul piano artistico. Schumann, il 28 ottobre successivo, scrisse il celebre articolo intitolato Vie nuove : “Erano sonate, o piuttosto delle sinfonie velate…”. E proprio sui densi, pastosi, “sinfonici” capolavori di Brahms, di Schumann, di Clara e di Beethoven, di cui il giovane Johannes si rivelò precocemente erede ideale, sono incentrati molti dei programmi degli artisti del festival.