Gaetano Donizetti (1797–1848)

Il Campanello (1837)
Farsa in un atto
Parole di Gaetano Donizetti
con recitativi di Salvadore Cammarano
Prima rappresentazione della nuova versione :
Napoli, Teatro del Fondo, 23 maggio 1837
Edizione critica a cura di Ilaria Narici
© Casa Ricordi, Milano
con la collaborazione e il contributo del Comune di Bergamo

Serafina Lucrezia Tacchi *
Madama Rosa Eleonora de Prez *
Don Annibale Pistacchio Pierpaolo Martella *
Enrico Francesco Bossi *
Spiridione Giovanni Dragano

__

Deux hommes et une femme (1860)(composto nel 1841)
Opéra-comique in un atto di Gustave Vaëz
Prima rappresentazione : Parigi, Opéra-Comique, 7 maggio 1860
(come Rita, ou Le mari battu)
Edizione critica a cura di Paolo A. Rossini,
con la collaborazione di Francesco Bellotto
© Casa Ricordi, Milano
con la collaborazione e il contributo della Fondazione Teatro Donizetti di Bergamo

Rita Cristina De Carolis *
Pepé Cristóbal Campos Marín *
Gasparo Alessandro Corbelli

* Allievi della Bottega Donizetti

Direttore Enrico Pagano
Regia Stefania Bonfadelli
Scene Serena Rocco
Costumi Valeria Donata Bettella
Lighting design Fiammetta Baldiserri
Assistente alle scene Marta Solari
Assistente alle luci Veronica Varesi Monti

Orchestra Gli Originali
Maestro al fortepiano Ugo Mahieux
Coro dell’Accademia Teatro alla Scala
Maestro del Coro Salvo Sgrò

Nuovo allestimento della Fondazione Teatro Donizetti

Bergamo, Teatro Sociale, domenica 23 novembre 2025, ore 15:30

Una delle tre produzioni del Festival Donizetti si svolge sempre al Teatro Sociale, a Bergamo alta, a due passi da Piazza Vecchia, della cattedrale, di quella splendida Bergamo medievale diventata un polo (troppo) turistico dove si affollano gli amanti della “Polenta e osei” o dei Casoncelli venduti a caro prezzo in false trattorie tradizionali, e che ora è così difficile raggiungere a causa delle varie restrizioni al traffico.
Più intimo del Teatro Donizetti, situato nel cuore della Bergamo bassa dell’Ottocento e dell'inizio del Novecento, il Teatro Sociale è solitamente riservato al teatro di prosa e lo era anche alla danza, ma la città di Bergamo non sembra avere una strategia chiara in materia di spettacoli nei vari luoghi della città. L’offerta culturale deve rispondere ad une strategia, se non è solo piume e paillettes per farsi bello.
È quindi al Teatro Sociale che il Festival Donizetti presenta le rarità più rare, le opere giovanili o i piccoli pezzi dimenticati, ed è anche qui che si offre ai giovani della Bottega Donizetti l'opportunità di mostrare le loro qualità in uno spettacolo appositamente allestito per loro.
È ancora il caso quest'anno con questa combinazione di due opere meno conosciute, Il Campanello, creata a Napoli nel 1836, e Deux hommes et une femme, un'opera comica in un atto composta nel 1841 e creata nel 1860 all'Opéra-Comique di Parigi con il titolo più familiare Rita ou le mari battu, che Donizetti, morto nel 1848, non ha mai ascoltato.
La regista Stefania Bonfadelli ha avuto la felice idea di costruire lo spettacolo in un unico scenario, facendo delle due opere due capitoli di quello che potremmo chiamare con una leggera ironia “Amore e vita di donna”, affrontando questioni oggi scottanti, riservate nell’Ottocento alla litania dei cliché di vaudeville sulla vita di coppia. Il risultato è uno spettacolo musicalmente solido e senza dubbio il più riuscito dal punto di vista scenico dei tre presentati in questa edizione 2025.

La scenografia di Serena Rocco

Come abbiamo appena precisato, lo spettacolo composto da due opere è stato grosso modo sceneggiato in modo da rappresentare due momenti della vita di coppia, in un unico scenario, firmato Serena Rocco, di due negozi adiacenti in una strada immaginaria. Una farmacia per « Il campanello », un hotel-ristorante nel caso di « Deux hommes et une femme ». Due momenti della vita di coppia, o meglio due momenti della vita di una donna, che abbiamo sintetizzato con leggerezza in “Amore e vita di donna”, nella misura in cui nella prima opera la donna è una giovane sposa nella notte delle nozze, mentre nell'altra, dopo aver perso un primo marito che la picchiava, si vendica maltrattando il secondo. Una si apre all'amore e alla vita di coppia – vedremo come – e l'altra, già troppo istruita, ha modificato di conseguenza le sue regole di vita.

Preciso subito che è un team femminile, diretto da Stefania Bonfadelli, ad aver prodotto lo spettacolo, con i costumi molto freschi, molto colorati, molto solari, molto anni '60-'70 e piuttosto eleganti di Valeria Donata Bettella, che contribuiscono molto all'atmosfera della serata e rimandano al mondo delle commedie italiane alla Dino Risi o ai film a sketch che abbiamo tanto amato come I mostri o I nuovi mostri, il tutto con le luci appariscenti di Fiammetta Baldisseri.

Atmosfera Anni Sessanta

Lo preciso perché il mondo associativo bergamasco che difende i diritti delle donne ha ritenuto opportuno indignarsi e protestare minacciando di manifestare davanti al teatro contro il modo in cui veniva trattato qui il tema della violenza, proprio nel momento in cui il 25 novembre (e quindi in pieno Festival) si celebra a livello internazionale la Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne, perché in particolare in Deux hommes et une femme si sente uno dei protagonisti dire all'altro : « si può picchiare la propria moglie, ma non bisogna stordirla » o « così quando la picchiavo era solo per ravvivare il suo affetto » o infine « Una donna che picchia il marito ! È così che vanno le cose in una famiglia affettuosa e unita ? È il marito che picchia la moglie ».
A mio avviso, si tratta di una protesta fuori luogo, in linea con quelle inutili proteste che danneggiano la causa piuttosto che servirla, dato che il contesto è quello dell’Ottocento (ma oggi si confonde tutto come se 150 anni fa si pensasse come oggi) e, d'altra parte, in entrambe le opere gli uomini fanno piuttosto una brutta figura, addirittura si pentono, e se la cavano le « donne che sanno quello che vogliono », come nella famosa operetta[1] di Oscar Straus. Ma non è questo il contesto né l'argomento.

Il Campanello è una farsa in un atto creata nel 1837 al Teatro del Fondo di Napoli, di cui Donizetti ha scritto il libretto e la musica e i cui recitativi sono firmati da Salvadore Cammarano, a cui si deve, tra l'altro, nientemeno che il libretto di Lucia di Lammermoor per Donizetti e di Trovatore per Verdi.
Donizetti, che osservava tutto del mondo del teatro, aveva composto questa piccola farsa sulla base di una commedia vaudeville rappresentata al Théâtre de la Gaité di Parigi nel 1835, “La sonnette de nuit”. Ne scrisse rapidamente i dialoghi e cedette generosamente i diritti a un teatro napoletano in difficoltà, il Teatro Nuovo, per il quale scrisse persino in napoletano (un dialetto che conosceva dai suoi anni al San Carlo) i testi del farmacista, il baritono buffo.
Tornò al lavoro “normalizzando” l'insieme in italiano, per diffondere meglio l'opera un po' ovunque, e la presentò con alcune modifiche nel 1837 in un altro teatro napoletano, il Teatro del Fondo. È questa la versione qui proposta.

Donizetti, che conosceva il suo pubblico e sapeva giocare sulla propria produzione, aveva inserito tale e quale nella prima versione il brindisi di Maffio Orsini in Lucrezia Borgia (Scala 1833) (Il segreto per esser felici ) cantato qui da Enrico. Nella seconda versione lo sostituisce con Mesci mesci e sperda il vento. Donizetti, come Rossini, sa rimontare o smontare le proprie opere con una buona dose di autoironia, ma parodia anche Rossini quando Enrico canta « Assisa al piè d'un gelso » parodiando « Assisa al piè d'un salice » dell'Otello. Sono riferimenti che il pubblico appassionato di opera capiva al volo.

Pierpaolo Martella (Don Annibale Pistacchio), Lucrezia Tacchi (Serafina), Francesco Bossi (Enrico): il marito, la moglie e l'amante

La storia è piuttosto semplice : all'indomani del suo matrimonio (e della prima notte di nozze), un farmacista, Don Annibale Pistacchio, deve partire di buon mattino per un viaggio di lavoro. La sua prima notte di nozze viene quindi rovinata dal campanello che suona per colpa di clienti malati che lo richiedono, perché è tenuto a rispondere a tutte le richieste notturne dei malati.
In realtà, dietro i tre clienti, si nasconde un solo uomo sotto diversi travestimenti. Si tratta di Enrico, seduttore impenitente che cerca di riconquistare Serafina, la giovane sposa, sua ex fidanzata, che lo aveva rifiutato a causa delle sue numerose infedeltà. Lei sarà così “ridotta” non esattamente contra sua volontà a trascorrere la sua prima notte di nozze e a perdere la verginità con l'amante piuttosto che con il marito partito per un viaggio di un mese…

“Deux hommes et une femme” è il titolo originale di un'opera comica in un atto di Gustave Vaëz, meglio conosciuta con il titolo “Rita ou le mari battu” (Rita oppure il marito picchiato), composta nel 1841 e rappresentata all'Opéra-Comique di Parigi nel 1860, dodici anni dopo la morte di Donizetti.

La trama è un po' più elaborata rispetto alla precedente : Rita gestisce un hotel con pugno di ferro, maltrattando il suo povero (secondo) marito Pepé. Infatti, maltrattata dal suo primo marito Gasparo, scomparso in mare, ha deciso di vendicarsi sul secondo per evitare di rivivere una vita di sottomissione.

Cristóbal Campos Marin (Pepé), Alessandro Corbelli (Gasparo), Cristina De Carolis (Rita)

Ma ecco che Gasparo riappare : aveva salvato la sua vita e ne aveva rifatta un'altra altrove. Desideroso di sposare una canadese, ha bisogno di far sparire le prove del primo matrimonio e quindi il primo atto di matrimonio, per non apparire come bigamo. Si intromette quindi nella nuova coppia e Gasparo, ricordando la sua prima moglie, dà una lezione a Pepé : « Come si domina una donna ? ». Pepé, dal canto suo, ha riconosciuto Gasparo e sogna solo di sbarazzarsi della moglie : è quindi felicissimo di rifilargliela. Ma poiché Gasparo non vuole assolutamente riprenderla, giocano insieme, cercando entrambi di perdere. Alla fine, però, è Gasparo che dovrebbe riprendersela…

Anche Rita ha riconosciuto Gasparo e vuole tenere l'atto per circonvenire Gasparo, ma lui riesce a riprenderlo, se ne va felice e Pepé, rinvigorito e consapevole di amare sua moglie, cambia atteggiamento seguendo le lezioni di Gasparo “chi ama bene picchia bene” . Rita rimane un po' perplessa : ha perso il controllo su Pepé e maledice il passaggio di Gasparo.

Stefania Bonfadelli ha quindi deciso di unire i due atti in uno solo, facendo della farmacia e dell'albergo dei vicini che si scambiano servizi vari : il matrimonio di Serafina e del farmacista viene festeggiato nell'albergo, la madre di Serafina vi alloggia e, durante lo svolgimento della seconda opera Deux hommes et une femme, si intuisce dietro le tende chiuse della farmacia che Serafina e il suo amante Enrico non preparano solo un “elisir d'amore”, ma ne fanno uso e abuso in tutte le posizioni e in tutte le camere dell'albergo. Bonfadelli vede nelle due trame le radici del vaudeville alla Feydeau con una dose di assurdo alla Ionesco e ha pensato di unirle per offrire una chiave coerente e sorridente allo spettacolo.

Ne analizza i profili facendo un parallelo tra Don Pistacchio, il farmacista, e Pepé, l'albergatore : uno accetta senza batter ciglio l'infedeltà della moglie, l'altro la violenza della propria. Non sono vittime, ma persone bonarie e compiacenti.

Francesco Bossi (Enrico) nel ruolo dell'anziano

Enrico, seduttore professionista, non è un innamorato trasandato, ma un consumatore sfrenato di donne, la cui vita ha senso solo nel passaggio da una donna all'altra. Gasparo è un vecchio avventuriero stanco e disilluso che vuole tornare al porto, in questo caso la canadese, e Madame Rosa, la madre di Serafina, vuole dare in sposa sua figlia al farmacista solo perché ha soldi. Serafina è una giovane donna sposata con la forza e senza amare il marito che cerca di divertirsi con il fidanzato perduto, e Rita è forse una Serafina anziana, ma forse anche un'altra versione di Madame Rosa.

Coristi, Eleonora de Prez (Madame Rosa), Pierpaolo Martella (Don Annibale Pistacchio)

In un certo senso, non ci sono né vittime né carnefici, nessuno si redime. Ma ci sono dei profili, tre tipi di mariti, il marito debole, obbediente e sottomesso, il marito che ne ha viste tante, il marito compiacente e cornuto, tre tipi di donne, quella che essendo stata dominata, vuole a sua volta dominare, quella che vuole divertirsi, e la terza, la borghese che vuole approfittare dei benefici derivanti dal matrimonio di sua figlia : in parole povere la suocera vorace. In mezzo a questi personaggi tipici delle commedie, circola uno strano servitore, Spiridione, interpretato da un eccellente attore, Giovanni Dragano, e persino una scimmia, come uscita da una delle battute di Pepé : «… è la scimmia del vicino che picchiava la sua…» e più avanti, giustificandosi con Gasparo che ha riconosciuto : « Non ho voluto dirglielo davanti a lei per non imbarazzare il vostro riconoscimento, ecco perché ho parlato della scimmia… ma siete voi il marito di mia moglie. »

Pierpaolo Martella (Don Annibale Pistacchio)

In ogni caso, ognuno ne prende per conto proprio, e il lavoro di Stefania Bonfadelli è perfettamente padroneggiato, lavorando su ogni personaggio disegnandolo con efficacia e rendendo ciascuno un tipo singolare in un colore generale fantasioso e sorridente, ma costruito con grande efficacia.
Unica originalità nello sviluppo del libretto, Stefania Bonfadelli materializza l'esistenza della canadese con cui Gasparo vuole rifarsi una vita, e ne fa una donna autorevole che è riuscita a ridurre all'obbedienza questo Gasparo che un tempo maltrattava Rita. In questo caso, materializzare la canadese significa giocare con gli equilibri e chiarire al meglio le situazioni e le evoluzioni di tutte le coppie.

C'è quindi una sorta di coerenza drammaturgica globale che è al servizio del lavoro teatrale svolto con i giovani della Bottega Donizetti, preparati da Giorgio Zappa con la partecipazione esperta di Alessandro Corbelli, che si dimostrano agili, molto espressivi, molto coinvolti nella recitazione, in modo così appropriato da contribuire a rendere questo spettacolo il più convincente e il più riuscito dei tre di questa edizione 2025, pur essendo il meno pretenzioso.

Due uomini e una donna : Cristóbal Campos Marin (Pepé), Cristina De CArolis (Rita), Alessandro Corbelli (Gasparo)

Bonfadelli lavora sulla meccanica drammatica : in questo tipo di commedia, non c'è un momento di pausa, e soprattutto una vera chiarezza che guida lo spettatore, dando a ogni personaggio la sua unicità, in modo che nessuno ripeta l'altro, che siano tutti diversi e tutti “caratteri” così perfettamente disegnati che è un vero piacere vederli intrecciarsi nelle trame e districarsi. Tutti questi giovani molto valorosi sono ovviamente aiutati dalla presenza di questo grande professionista, uno dei più grandi cantanti del repertorio buffo, l'instancabile Alessandro Corbelli, 73 anni compiuti, che dà una lezione di canto, di francese (assolutamente impeccabile e senza alcun accento), di dizione e di recitazione, dove è irresistibile nel ruolo del cacciatore di pelli tornato in patria. Essere al fianco di un tale monumento significa rendere questo momento teatrale una lezione vivente : assolutamente eccezionale.

Un bagno di giovinezza, bagno di teatro, bagno di commedia grazie a una regia precisa, giusta e piena di idee, ecco cos'è questo spettacolo che merita ampiamente di essere diffuso, se non altro perché rivela un Donizetti spiritoso, leggermente malizioso, molto autoironico, vivace e che si libera dalla mano rossiniana entrando in una modernità alla Offenbach ante litteram.

Le voci

Ovviamente, lo spettacolo funziona grazie al lavoro dei cantanti-attori, il cui impegno scenico e vocale è totale e che dimostrano tutti qualità eminenti, molto diverse, ma che riempiono tutti la scena.

Lucrezia Tacchi (Serafina)

Lucrezia Tacchi è Serafina, l'eroina leggera de Il Campanello. Questa giovane soprano di 19 anni ha già una voce ben impostata, ben proiettata, un notevole controllo del respiro e una linea vocale omogenea, molto espressiva, con un fraseggio impeccabile e una dizione di grande chiarezza. Non c'è dubbio che un futuro si apra a questa voce già così intelligentemente condotta, tanto più che la recitazione è naturale, senza alcuna affettazione, con una grande disinvoltura scenica.

Eleonora de Prez è Madame Rosa, sua madre, un mezzosoprano anch'esso dotato di qualità espressive già ben consolidate, con un senso del colore e della modulazione che dimostra già una vera maturità, al di là di un ruolo che rimane vocalmente piuttosto ridotto, ma il cui valore risiede proprio nella costruzione del personaggio, affermato e ben profilato senza essere caricaturale.

Francesco Bossi (Enrico) nei panni di Pavarotti

Francesco Bossi, nei panni di Enrico, è il personaggio più sviluppato e più ricco dell'intero cast de Il Campanello : è allo stesso tempo il seduttore un po' spavaldo e il “Fregoli” della vicenda, apparendo successivamente nei panni di un malato francese, di un cantante senza voce che è una caricatura di Luciano Pavarotti, e come anziano sfinito da una donna malata che reclama una ricetta interminabile, che è l'occasione per un sillabato molto rossiniano e particolarmente riuscito. Per ogni personaggio, lavora su un colore e un'emissione diversi, adattando la sua voce al profilo desiderato con una cura particolare per l'espressione ogni volta inventiva e esilarante. Dal punto di vista scenico è davvero eccezionale, sa perfettamente cosa significa interpretare, recitare, calarsi in un personaggio. La tecnica vocale è forse un po' meno raffinata e merita forse ancora di essere lavorata, ma resta il fatto che la sua agilità scenica è assolutamente notevole.

Gli sposi novelli : Lucrezia Tacchi (Serafina), Pierpaolo Martella (Don Annibale Pistacchio)

Pierpaolo Martella, anch'egli baritono (i due rivali sono entrambi baritoni), è straordinario nel ruolo del farmacista Annibale Pistacchio, il cornuto non proprio magnifico. La voce è perfettamente impostata, di grande solidità tecnica, con un timbro vellutato e caldo, acuti controllati e uno stile autentico. Il personaggio è perfettamente delineato, abbastanza giovane e immerso nei suoi vasetti da speziale, e considera sua moglie in modo un po'… distante. Unisce un canto controllato al servizio di una vera padronanza scenica, è un “personaggio”, meno istrionico di Enrico, ma con una solidità che colpisce gli spettatori e che sorprende per un cantante così giovane.

Data l'«interoperabilità » delle due opere in questa messa in scena, lo spettatore forse lo percepisce solo in modo fugace, ma Deux hommes et une femme si basa solo su tre personaggi : è un dialogo vaudevillesco molto serrato (in francese), con giochi di parole, alcuni doppi sensi, che in effetti a tratti ricorda Feydeau. Il Campanello ha quattro personaggi (cinque se si conta Spiridione, che appare fugacemente nella seconda pièce grazie alla regia), ma con il coro, e quindi è un po' più spettacolare.

Alessandro Corbelli (Gasparo) Cristina De Carolis (Rita)

Deux hommes et une femme si basa quindi quasi esclusivamente su personaggi singolari e senza “spettacolarità”, ed è anche per questo che Stefania Bonfadelli, per motivi di equilibrio, aggiunge quello della canadese, di cui si parla nel libretto ma che normalmente non appare.

Cristina De Carolis è Rita, la megera, con un francese certamente perfettibile, ma il canto è preciso, espressivo, acidulo, energico. Sa rendere perfettamente la versatilità del personaggio, i suoi bruschi sbalzi d'umore non solo con la voce, acuta e incisiva, ma anche con una particolare disinvoltura scenica. Ma non è solo pungente, sa anche colorare con sfumature liriche, anche se questo ruolo di megera lo permette solo occasionalmente. In ogni caso, la sua padronanza stilistica le permette variazioni e punte di ironia molto efficaci. Una performance davvero interessante.

Cristóbal Campos Marin (Pepé)

Cristóbal Campos Marin, originario del Cile, nei panni di Pepé possiede anch'egli vere qualità vocali e sceniche. Vocalmente, anche se il francese non è perfettamente padroneggiato, è molto accettabile. Ha una vera eleganza nel modo di affrontare il canto donizettiano e, soprattutto, sa lavorare le parole e le variazioni di colore con grande delicatezza. La voce di tenore è ben proiettata, abbastanza forte, e domina sia i colori lirici che gli aspetti buffi, con un'attenzione particolare alle modulazioni di ogni parola, di ogni frase musicale. Ma soprattutto sa unire questa delicatezza vocale e questa espressività con una disinvoltura scenica che il suo fisico robusto non lascia intuire. Conquista la sala in un delirio comico quando inizia a ballare con una flessibilità che sono allo stesso tempo esilaranti e completamente controllate. Ecco un giovane tenore capace di un canto che sa commuovere, ma anche di far ridere o sorridere, totalmente convincente a tutti i livelli, che interpreta perfettamente il ruolo dell'ingenuo obbediente e del marito che riprende il controllo della situazione. Sorprendente.

Alessandro Corbelli (Gasparo)

Alessandro Corbelli è il terzo eroe. Abbiamo già menzionato la sua performance scenica e la sua totale padronanza del francese, senza alcun accento, con una bella fluidità, un ritmo di parola incredibilmente naturale, una recitazione mai esagerata e sempre raffinata, nonostante la pesantezza di alcune situazioni o di alcune battute. L'intelligenza scenica in tutta la sua grandezza e splendore. Ma mostra anche vocalmente una chiarezza nell'espressione, un volume e una proiezione assolutamente sbalorditivi, sempre comprensibili, sempre sottili, proprio come da quando lo abbiamo scoperto nel ruolo di Valbel in Lodoïska di Cherubini alla Scala nel 1991. Corbelli non ci ha mai deluso, è uno dei grandi del canto italiano, e lavorare al suo fianco o ricevere i suoi consigli deve essere stato per tutti questi giovani particolarmente meritevoli non solo una grande opportunità, ma anche una grande felicità.

Infine, come al solito, il coro dell'Accademia Teatro alla Scala, diretto da Salvo Sgrò, visibilmente entusiasta, è particolarmente efficace, soprattutto a livello scenico (non ha molto da cantare) né Il Campanello.

Coro dell'Accademia Teatro alla Scala

La direzione musicale

L'Orchestra Gli Originali, che suona su strumenti d'epoca con diapason 432, è un'orchestra a geometria variabile, riunita appositamente per il Festival Donizetti e che negli anni precedenti non ha sempre convinto. Ma qui è particolarmente in forma, in due opere che rimangono sensibilmente diverse, una più vicina a una operina rossiniana, l'altra vicina a un'opera comica alla Offenbach e quindi con colori e orchestrazione specifici. Ugo Mahieux al pianoforte accompagna l'insieme dei recitativi e dei dialoghi con un tocco di umorismo e ironia che deriva ancora una volta da Rossini, dove il ruolo del continuo nei recitativi è determinante perché prolunga o commenta il testo.

Enrico Pagano

Il tutto è diretto con verve, vigore giovanile e vero entusiasmo da Enrico Pagano, che sa distinguere perfettamente le due atmosfere. Un tessuto più chiaro e leggero, quasi cristallino, per Il Campanello, e più denso, più corposo per Deux hommes et une femme. Il fatto di riunire queste due opere mostra anche la versatilità di Donizetti, che intuisce l'evoluzione delle tendenze. E anche se la loro composizione è distanziata solo di pochi anni, dove l'una conclude in qualche modo un periodo della musica operistica e l'altra ne apre un altro, Donizetti attraversa il tutto con lo stesso brio e lo stesso genio, con modalità diverse. Enrico Pagano sa rendere perfettamente queste due opere nella loro “atmosfera” specifica, con l'agilità, la nervosità, l'opportunità volute e una vera flessibilità, sottolineando in un certo senso due leggerezze che si rispondono con mezzi sonori diversi.

Questa serata in cui la Bottega Donizetti viene valorizzata è spesso benvenuta ogni anno, ma in questa edizione 2025 è stata davvero l'unico momento indiscutibile. Il ruolo rivelatore della Bottega Donizetti è essenziale in un repertorio in cui è difficile trovare distribuzioni adeguate, tanto il bel canto tende ad essere trascinato verso un futuro più verdiano, nel peggiore dei casi verista, a scapito della storia del canto e dello stile. La moda è quella dei cantanti urlanti alla Jonathan Tetelman. Ascoltare giovani cantanti così versatili, disponibili ed entusiasti dimostra che c'è una strada che si apre. E questa serata ne è la prova lampante.

[1]Eine Frau, die weiß, was sie will”, commedia musicale in due atti di Oscar Straus (1932), libretto di Alfred Grünwald tratto da Louis Verneuil.

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